1878 -1959 · una vita tra immagini
Gabrielle Renard e Renoir
Cugino di Aline Charigot, tata di Jean Renoir, modella prediletta del pittore e custode della memoria familiare, Gabrielle occupa un posto molto più ampio di quello di una semplice "musa ispiratrice" Il suo volto attraversa l'opera tarda di Renoir, mentre i suoi ricordi accompagnano la nascita del cineasta Jean Renoir.

Una presenza, tre funzioni
Modella, tata e musa: parole da distinguere
I tre termini raccontano realtà diverse Riunirli permette di capire Gabrielle; confonderli rischia di cancellare il proprio lavoro quotidiano e la propria traiettoria.
Infermiera
Impegnata con la giovane Jean, Gabrielle veglia sul bambino, lo tiene impegnato durante le pose e diventa una figura stabile nella sua vita quotidiana.
Modello
Offre a Renoir una presenza a lungo termine Il suo viso, i suoi capelli, la sua pelle e i suoi gesti nutrono numerosi ritratti e nudi.
Musa
La parola designa l'impulso creativo associato alla sua presenza, ma non dovrebbe ridurre Gabrielle a ispirazione passiva o silenziosa.
D'Essoyes a casa Renoir
Una giovane donna dello stesso villaggio di Aline
Gabrielle Renard nasce nel 1878 a Essoyes, nell'Aube Appartiene alla cerchia familiare di Aline Charigot, compagna e poi moglie di Renoir, quando Jean nasce nel 1894, Gabrielle entra in casa per prendersi cura dell'infante, aveva allora circa sedici anni.
Questa origine comune conta Gabrielle non entra in casa come modella professionale scelta in un'agenzia: arriva attraverso una rete di parenti e fiducia Il suo posto si costruisce all'interno della vita familiare, tra compiti quotidiani, cura dei bambini e disponibilità per il laboratorio.
Essoyes diventa così più di un'ambientazione Il villaggio mette in comunicazione Aline, Gabrielle, i bambini e il pittore Fornisce alla famiglia continuità tra campagna, casa e creazione Nei dipinti, questa vicinanza si legge meno come una storia biografica che come una facilità di gesti e pose.

Un album della prima infanzia
Con Jean, la posa nasce dalla vita quotidiana
Tra il 1895 e il 1910, Jean - prima con Gabrielle, poi da solo - ispira Renoir a realizzare una sessantina di dipinti, disegni e pastelli, non sempre il pittore forza una posa: gode di un'occupazione che fa tacere il bambino.

Gabrielle e Jean
Le due figure non compongono un ritratto prestigioso La loro vicinanza, le mani e la direzione dello sguardo ci fanno sentire un rapporto di guardia e fiducia.

Bambino con giocattoli
Il gioco tiene assorbito il bambino Renoir trasforma un momento di sorveglianza e di attività in composizione, senza cancellare la realtà domestica che lo rende possibile.
Il modello nel corso degli anni
Gabrielle diventa un repertorio di gesti e colori
Leggere, cucire, appoggiarsi, indossare gioielli, aprire una camicia o semplicemente stare davanti al pittore: Renoir declina meno un'identità sociale che una presenza plastica costantemente rinnovata.

Gabrielle che legge
Il libro dà una posa stabile e distrae lo sguardo dello spettatore.

Il vestito rosso
Il capo diventa una grande massa calda che risponde al tono della pelle.

Gabrielle con gioielli
Gli ornamenti arricchiscono la luce senza trasformare il ritratto in una semplice dimostrazione mondana.
Riconoscibile
Le linee ritornano da una tela all'altra, ma l'obiettivo non è sempre il ritratto psicologico.
Luminoso
L'incarnato diventa luogo di armonia tra rose, ocra, rossi e bianchi.
Occupato
Leggere, tenere, cucire o appoggiarsi aiuta a dare al corpo un'attività naturale.
Trasformato
L'abbigliamento non solo descrive uno status: estende il colore nello spazio del dipinto.
Gabrielle con la rosa · 1911
Quando il modello familiare diventa l'immagine ideale
Gabrielle con la rosa, custodito al museo d'Orsay, condensa la trasformazione del modello nell'opera tarda di Renoir Il busto, il fiore, il gesto pendente e l'incarnato costruiscono una figura al tempo stesso individuale e senza tempo.
La rosa non è un semplice accessorio Stabilisce un parallelo tra il fiore, la giovinezza e la pelle, pur collocando il ritratto in una tradizione decorativa Gabrielle rimane identificabile, ma la sua immagine va oltre il racconto di una persona in un determinato momento.
È qui che la parola "musa" sembra la più attraente - e la più pericolosa Egli nomina la fertilità della presenza della modella, ma può anche farci dimenticare che questa immagine ideale si basa su una donna reale, sul suo tempo di esposizione e su una lunga storia in casa.

Un contrabbandiere al cinema
Gabrielle non si limita a mettere in contatto Jean con suo padre
Aiuta anche ad aprire il bambino alle immagini animate Il museo d'Orsay ci ricorda che ci mette a vedere le proiezioni dei Grands Magasins Dufayel.
Da Augusto
- Gabrielle aiuta Jean a stare calma durante le pose.
- Lei stessa diventa una delle modelle preferite.
- Il suo corpo e i suoi gesti nutrono l'opera tarda.
- Appartiene alla memoria visiva della casa.
Quello di Jean
- Lo ha introdotto molto presto allo spettacolo delle immagini animate.
- La considera una seconda madre.
- I suoi ricordi nutrono il libro dedicato al pittore.
- Negli Stati Uniti accompagna la ricostruzione di un mondo familiare perduto.
La seconda vita di Gabrielle
Da modello a custode della memoria familiare
La relazione non si esaurisce con l'infanzia di Jean o con la morte del pittore, negli anni quaranta Gabrielle raggiunge il cineasta negli Stati Uniti e partecipa alla preservazione di un mondo scomparso.
Nascita a Essoyes
Gabrielle è cresciuta nello stesso ambiente di Champagne di Aline Charigot.
Ingresso nel foyer
È stata coinvolta nella nascita di Jean e presto è diventata una modella ricorrente.
Gabrielle con la rosa
Il ritratto del museo d'Orsay dimostra l'importanza del modello nell'opera tarda.
Installazione vicino a Jean
Su richiesta del regista, lei e la sua famiglia sono tornate nella zona di Los Angeles.
Morte a Beverly Hills
Fino alla fine della sua vita, ha condiviso i suoi ricordi con Jean e ha vegliato sulla memoria del pittore.
Rileggere la parola "musa"
Un'ispirazione non è mai senza lavoro
Nella storia dell'arte, la parola "musa" spesso semplifica le relazioni lunghe e asimmetriche Valorizza l'artista che crea, ma rende meno visibile la persona che posa, aspetta, si prende cura dei bambini o mantiene la continuità di una casa Nel caso di Gabrielle, questa riduzione sarebbe particolarmente fuorviante.
La sua importanza risiede proprio nella sovrapposizione dei ruoli Non compare solo nei dipinti: rende possibili certe proiezioni, accompagna Jean, introduce il bambino al cinema e conserva ricordi che il figlio utilizzerà decenni dopo, La modella non è l'autrice dei dipinti, ma partecipa materialmente e umanamente alle condizioni della loro creazione.
Riconoscere questa realtà non sminuisce Renoir, al contrario, dà una storia più precisa alle opere: dietro la luce, troviamo il tempo, le relazioni, i compiti e una persona la cui vita non è ridotta all'immagine costruita dal pittore.
Galleria Gabrielle
Otto opere per seguire le sue metamorfosi
Dalla tata con Jean alla modella autonoma, questa selezione mostra come Renoir rinnovi la presenza di Gabrielle.

Gabrielle e Jean
La relazione quotidiana diventa un album della prima infanzia.
Scopri l'opera →
Bambino con giocattoli
Il gioco e la protezione rendono possibile l'installazione.
Scopri l'opera →
La sciarpa nera
Il contrasto scuro struttura la luce facciale.
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Gabrielle che legge
L'attenzione al libro conferisce al corpo una naturale stabilità.
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Il vestito rosso
Il capo trasforma il ritratto in un grande accordo cromatico.
Scopri l'opera →
Gabrielle con gioielli
Gli ornamenti estendono la luce della pelle.
Scopri l'opera →
La camicia aperta
La modella familiare entra nel repertorio del nudo.
Scopri l'opera →
Gabrielle riprendendo
L'attività manuale diventa una posa assorbita.
Scopri l'opera →Benchmark controllati
Fonti per continuare
Museo d'Orsay · Gabrielle Renard
La nota biografica conferma la sua nascita in Essoyes, il suo ruolo di tata di Jean e il suo posto tra le modelle preferite.
Consulta le istruzioni →Museo dell'Aranciera · Gabrielle e Jean
L'avviso colloca il dipinto nel vasto album della prima infanzia dipinto intorno al 1895-1896.
Consulta le istruzioni →Musée d'Orsay · Gabrielle à la rose
L'avviso documenta il ritratto del 1911, le sue dimensioni e la sua storia nelle collezioni nazionali.
Consulta le istruzioni →Musée d'Orsay · Renoir padre e figlio
La mostra descrive in dettaglio il ruolo di Gabrielle con Jean, le proiezioni di Dufayel e il suo contributo alla memoria familiare negli Stati Uniti.
Visualizza la presentazione →Domande frequenti
Gabrielle Renard in otto risposte
Chi era Gabrielle Renard?
Gabrielle Renard, nata nel 1878 a Essoyes, è cugina di Aline Charigot Impegnata con Jean Renoir, divenne anche una delle modelle preferite di Auguste Renoir.
La tata di Gabrielle Jean Renoir era?
SÌ. Si unì alla casa intorno alla sua nascita nel 1894 e Jean la considerò una seconda madre per molto tempo.
Quante opere rappresentano Gabrielle e Jean?
Il museo d'Orsay indica che tra il 1895 e il 1910, Jean, prima con Gabrielle poi da sola, ispirò Renoir a realizzare una sessantina di dipinti, disegni e pastelli.
Perché Gabrielle sta diventando un modello importante?
La sua presenza quotidiana permette a Renoir di dipingerla nel tempo, in numerosi costumi e in gesti variegati, corrisponde anche alle sue ricerche tardive sulla figura e sulla luce della pelle.
Gabrielle ha influenzato Jean Renoir come regista?
Lo portò giovanissima alle proiezioni dei Grands Magasins Dufayel e divenne poi custode essenziale della memoria familiare su cui Jean alimentò i suoi scritti.
Perché si chiama musa?
Il termine sottolinea la fecondità artistica della sua presenza per Renoir, rimane però incompleto se dimentica il suo lavoro di tata, il suo tempo di esposizione e il suo ruolo attivo nella trasmissione.
Dove viveva Gabrielle alla fine della sua vita?
Su richiesta di Jean Renoir, nel 1941 si trasferì con la famiglia nella zona di Los Angeles, morì a Beverly Hills nel 1959.
Dov'è Gabrielle alla rosa?
Il dipinto del 1911 appartiene alle collezioni del museo d'Orsay, fu donato nel 1925 da Philippe Gangnat in memoria del padre.
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